The essay analyses certain methodological issues about the use of life histories and biographic narrations in contexts where researchers deal with mafia organised crime. Starting from the depositions of men and women belonging to the world of Cosa Nostra (acquired during a wide time range), the paper focuses on a complex study experience: Gaspare Spatuzza’s recounting of his own life story, during numerous sessions, while he was in jail in a secret locality. In this analytical scenario, the question arises about how to place the “topic” mafias inside “symbolic spaces”, on which the epistemology of narration is founded. A narration that questions (from a methodological perspective) the sense of narration itself, finding an anchor in “combinatory logics”. The difficulty in its positioning, the contaminated dimension of narration, the “performative muddle” generated by meeting in a border zone are the core of the analysis. It is exactly the intricate ambiguity of the individuals who move inside mafias geographies that seems to ask the researcher for the setting-up of analytical categories, observational methods and criteria to define the “truth”, which meet “epistemic opacities” instead of solid certainties. It is clear, at this point, that ambivalence and contamination are characteristic traits of this type of research; elements that researchers experience in every situation that involves the mafia context: “conditions”, then, with which one has to, methodologically, deal with every time.

Il saggio affronta alcune questioni metodologiche relative all’uso delle storie di vita e del racconto biografico in contesti di ricerca sulla criminalità organizzata mafiosa. Partendo dalle testimonianze di uomini e donne appartenenti al mondo di Cosa Nostra (raccolte in un ampio arco temporale), si sofferma su una complessa esperienza di studio: l’ascolto del racconto di vita di Gaspare Spatuzza, tra l’ottobre del 2012 e l’ottobre del 2013, in un carcere in località protetta. In questo scenario analitico, si colloca l’interrogativo su come posizionare il “discorso” sulle mafie all’interno di “spazi simbolici” nei quali si fonda l’epistemologia del racconto. Una narrazione che interroga (da un punto di vista del metodo) il senso del raccontare, ancorandosi su “logiche combinatorie”. La difficoltà di posizionamento, la dimensione contaminata del racconto, il “groviglio performativo” generatosi dall’incontro in una zona di confine sono posti al centro dell’analisi. Ed è l’intricata ambivalenza delle figure che si muovono dentro le geografie delle mafie a chiedere al ricercatore la messa a punto di categorie analitiche, metodi di osservazione e criteri di definizione della “verità” che pongono a confronto con “opacità epistemiche” più che con solide certezze. Emerge così come ambivalenza e contaminazione siano tratti caratteristici di questo tipo di ricerche; elementi sperimentati in tutte situazioni di immersione nel contesto mafioso: “condizioni”, dunque, con cui fare, ogni volta, metodologicamente i conti.

Alessandra Dino (2019). Le “verità” del racconto. Riflessioni epistemologiche sulla ricerca nei contesti di mafia. VOCI, XVI, 13-37.

Le “verità” del racconto. Riflessioni epistemologiche sulla ricerca nei contesti di mafia

Alessandra Dino
2019-01-01

Abstract

Il saggio affronta alcune questioni metodologiche relative all’uso delle storie di vita e del racconto biografico in contesti di ricerca sulla criminalità organizzata mafiosa. Partendo dalle testimonianze di uomini e donne appartenenti al mondo di Cosa Nostra (raccolte in un ampio arco temporale), si sofferma su una complessa esperienza di studio: l’ascolto del racconto di vita di Gaspare Spatuzza, tra l’ottobre del 2012 e l’ottobre del 2013, in un carcere in località protetta. In questo scenario analitico, si colloca l’interrogativo su come posizionare il “discorso” sulle mafie all’interno di “spazi simbolici” nei quali si fonda l’epistemologia del racconto. Una narrazione che interroga (da un punto di vista del metodo) il senso del raccontare, ancorandosi su “logiche combinatorie”. La difficoltà di posizionamento, la dimensione contaminata del racconto, il “groviglio performativo” generatosi dall’incontro in una zona di confine sono posti al centro dell’analisi. Ed è l’intricata ambivalenza delle figure che si muovono dentro le geografie delle mafie a chiedere al ricercatore la messa a punto di categorie analitiche, metodi di osservazione e criteri di definizione della “verità” che pongono a confronto con “opacità epistemiche” più che con solide certezze. Emerge così come ambivalenza e contaminazione siano tratti caratteristici di questo tipo di ricerche; elementi sperimentati in tutte situazioni di immersione nel contesto mafioso: “condizioni”, dunque, con cui fare, ogni volta, metodologicamente i conti.
Settore SPS/12 - Sociologia Giuridica, Della Devianza E Mutamento Sociale
Settore SPS/07 - Sociologia Generale
Settore SPS/08 - Sociologia Dei Processi Culturali E Comunicativi
Alessandra Dino (2019). Le “verità” del racconto. Riflessioni epistemologiche sulla ricerca nei contesti di mafia. VOCI, XVI, 13-37.
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