The essay investigates the particular technique of restoration for exposed wall surfaces of medieval architectures considering some cases in the city of Palermo and Rhodes in Greece (end of the 19th century - first half of the 20th century). In particular, after having eliminated the layers of plaster, even those coeval to the construction, the medieval architecture was subjected to interventions of remaking both internal and external surfaces by means of the "impellicciatura" technique, by reconstructing the rows of the ashlars of the masonry with material having same characteristics, size and color, or extracting the degraded stone ashlars, resecting the damaged part and relocating it into the masonry. With this technique, which combined pre-existing blocks marked by time, with new ones, with differend color, of course, we wanted to give an ancient, harmonious image to the building, with the time spent almost frozen at the time which they where built. Before any intervention on any monument it is necessary to study them to better preserve them. Therefore it is also correct to investigate the technique, just presented, of restoration of exposed walls, because only by knowing thoroughly the architecture and restoration techniques of the past is it possible to better and effectively intervene for its conservation, for our generation, but especially for the future ones.

Il saggio indaga la particolare tecnica di restauro delle superfici murarie lasciate a vista dell’architettura medievale considerando alcuni casi nella città di Palermo e di Rodi in Grecia (fine del sec. XIX - prima metà del sec. XX). In particolare, dopo avere eliminato gli strati di intonaco, anche quelli coevi alla costruzione, l’architettura medievale era sottoposta ad interventi di rifacimento delle superfici sia interne che esterne, mediante la tecnica dell’”impiallicciatura”, cioè ricostruendo i filari dei conci delle murature con materiale simile per natura, dimensioni e colore, o estraendo il concio degradato, resecando la parte ammalorata e ricollocandolo nella muratura. Questa operazione serviva a riconfigurare l’aspetto delle architetture medievale, con l’accortezza di mantenere alcuni conci ammalorati, uniti con i nuovi che costituivano la quota maggiore. Con questa tecnica, che univa conci preesistenti segnati dal tempo, con i nuovi, anche naturalmente di diverso colore, si desiderava donare una immagine antica, armoniosa dell’edificio, con il tempo trascorso quasi congelato all’epoca nella quale erano stati edificati. Prima di qualsiasi intervento sui monumenti occorre studiarli per meglio conservarli. Pertanto è corretto anche indagare la tecnica, appena presentata, di restauro delle superfici murarie a vista, perché solo conoscendo approfonditamente l’architettura e le tecniche di restauro del passato è possibile meglio ed efficacemente intervenire per la sua conservazione, per la nostra generazione, ma soprattutto per quelle future.

Scaduto, R. (2018). Le superfici murarie a vista: restauri a Palermo e a Rodi (fine se. XIX- prima metà sec. XX). SCIENZA E BENI CULTURALI, unico, 645-654.

Le superfici murarie a vista: restauri a Palermo e a Rodi (fine se. XIX- prima metà sec. XX)

Scaduto, Rosario
2018-01-01

Abstract

Il saggio indaga la particolare tecnica di restauro delle superfici murarie lasciate a vista dell’architettura medievale considerando alcuni casi nella città di Palermo e di Rodi in Grecia (fine del sec. XIX - prima metà del sec. XX). In particolare, dopo avere eliminato gli strati di intonaco, anche quelli coevi alla costruzione, l’architettura medievale era sottoposta ad interventi di rifacimento delle superfici sia interne che esterne, mediante la tecnica dell’”impiallicciatura”, cioè ricostruendo i filari dei conci delle murature con materiale simile per natura, dimensioni e colore, o estraendo il concio degradato, resecando la parte ammalorata e ricollocandolo nella muratura. Questa operazione serviva a riconfigurare l’aspetto delle architetture medievale, con l’accortezza di mantenere alcuni conci ammalorati, uniti con i nuovi che costituivano la quota maggiore. Con questa tecnica, che univa conci preesistenti segnati dal tempo, con i nuovi, anche naturalmente di diverso colore, si desiderava donare una immagine antica, armoniosa dell’edificio, con il tempo trascorso quasi congelato all’epoca nella quale erano stati edificati. Prima di qualsiasi intervento sui monumenti occorre studiarli per meglio conservarli. Pertanto è corretto anche indagare la tecnica, appena presentata, di restauro delle superfici murarie a vista, perché solo conoscendo approfonditamente l’architettura e le tecniche di restauro del passato è possibile meglio ed efficacemente intervenire per la sua conservazione, per la nostra generazione, ma soprattutto per quelle future.
Settore ICAR/19 - Restauro
Scaduto, R. (2018). Le superfici murarie a vista: restauri a Palermo e a Rodi (fine se. XIX- prima metà sec. XX). SCIENZA E BENI CULTURALI, unico, 645-654.
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Descrizione: Il file contiene la copertina, l'indice del volume 34° Convegno internazionale Scienza e Beni Culturali Collana Scienza e Beni Culturali - volume. 2018, e il saggio di Scaduto Rosario: "Le sueperfici murarie a vista: restauri a Palermo e a Rodi (fine sec. XIX - prima metà sec. XX), elenco autori e la retro coèpertina del volume.
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