The paper aims at showing the usefulness of an interdisciplinary approach to the study of the polychromatic “Centuripe” ware. Since early 20th century, such class has been appreciated for its fancy paintings and the richness of the applied relief decorations (painted and gilded) that embellish the vases, making them unsuitable for an utilitarian use, but impressive as funerary gifts and, nowadays, as show pieces for antiquarians and collectors. Due to the spreading, till recent times, of illicit excavations, arbitrary restorations and forgeries, the Centuripe vases need a scientific investigation in order to confirm the authenticity both of the whole objects and paintings, and of single details (often added or reshaped by the “restorer”). Two fine Centuripe vases, exhibited in the Archaeological Museum “A. Salinas” of Palermo, were analyzed using complementary portable XRF and Total Reflectance FTIR spectroscopies. The analyses confirmed the tempera technique, and showed the presence of both ancient and modern pigments. These latter testify some unrecorded “restorations” which altered the original style and partly the outlines of the figures (above all in the pyxis), while the general iconography was preserved. One of the most interesting results was the identification of two phases of the calcium sulfate in the stratum underlying the paintings: the presence of bassanite reveals the ancient technique of execution, implying that this layer underwent a low temperature firing, after which the true tempera painting was laid. On the contrary, the presence of gypsum in other points reveals a later intervention; it coincides with the retouches or the traces of modern pigments. The palette of the two vases is not identical, just like the style and the secondary decorations, contradicting the hypothesis made by P.W. Deussen, according to which these and two further vases found by the same dealer (now in the Metropolitan Museum of New York) belonged to the same tomb. The lebes gamikos stands out for the use of rarer pigments, like cinnabar and probably azurite, and for the quality of the drawing. The chromatic effects themselves are not merely questions of taste, but cooperate with the iconography and the overall design in creating a prestigious gift and of great symbolic value, suggesting a hope of immortality for the dead.

Il contributo intende evidenziare le prospettive di un approccio interdisciplinare integrato allo studio della ceramica policroma “di Centuripe”. Dagli inizi del XX secolo, tale classe ha riscosso ampio apprezzamento per le sue delicate pitture e la ricchezza di ornamenti a rilievo applicati (dipinti e dorati) che abbelliscono i vasi, rendendoli pressoché inutilizzabili nella pratica per scopi funzionali, ma altamente efficaci come doni funerari in antico, e oggi come pezzi di grande impatto per commercianti di antichità e collezionisti moderni. Data la piaga, diffusa fino a tempi recenti, degli scavi clandestini, dei “restauri” arbitrari e delle falsificazioni, i vasi di Centuripe necessitano di analisi scientifiche appropriate mirate a confermare sia l’autenticità degli oggetti che delle loro figurazioni dipinte, o anche di singoli dettagli (spesso aggiunti, rifatti o inventati dal “restauratore”). Due vasi di Centuripe di alta qualità, esposti nel Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo, sono stati oggetto di un’indagine attraverso tecniche spettroscopiche complementari (XRF e riflettanza totale FTIR), effettuate con strumentazione portatile. Le analisi hanno confermato la tecnica a tempera delle pitture, mostrando la presenza di pigmenti antichi ma anche moderni. Questi ultimi attestano dei “restauri” non documentati che hanno alterato lo stile originario e in parte il disegno delle figure (soprattutto nella pyxis), pur conservando l’iconografia generale di partenza. Uno dei risultati di maggior interesse è l’individuazione di due fasi del solfato di calcio nello strato di preparazione delle pitture: la presenza di bassanite fa riconoscere la tecnica di esecuzione antica, denotando una cottura a bassa temperatura preliminare alla vera e propria dipintura realizzata a crudo, a tempera. Al contrario, la presenza di gesso in altri punti rivela un intervento successivo: essa coincide del resto con i ritocchi o le tracce di pigmenti moderni individuati. La palette cromatica dei due vasi non è identica, così come lo stile e le decorazioni secondarie, ciò che viene a contraddire l’ipotesi avanzata da P. W. Deussen secondo cui i due esemplari oggi a Palermo e altri due acquisiti dallo stesso trafficante, ora nel Metropolitan Museum di New York, sarebbero appartenuti alla stessa tomba. Il lebes gamikos si contrassegna in particolare per l’uso di pigmenti più rari, come il cinabro e possibilmente l’azzurrite, e per la qualità del disegno. Gli stessi effetti cromatici non sono semplicemente legati al gusto, ma insieme all’iconografia e alla costruzione d’insieme del vaso concorrono alla realizzazione di un oggetto di corredo prestigioso e di grande valore simbolico, che suggerisce una qualche speranza o auspicio di immortalità per il defunto.

Portale, E.C., Chillura Martino, D., Saladino, M.L., Caponetti, E., Chirco, G. (2017). I ‘vasi di Centuripe’: per un approccio integrato. In E.C. Portale, G. Galioto (a cura di), Scienza e archeologia. Un efficace connubio per la divulgazione della cultura scientifica (pp. 75-99). Pisa : ETS.

I ‘vasi di Centuripe’: per un approccio integrato

Portale, Elisa Chiara
;
Chillura Martino, Delia
;
Saladino, Maria Luisa
;
Caponetti, Eugenio
;
CHIRCO, GABRIELLA
2017

Abstract

Il contributo intende evidenziare le prospettive di un approccio interdisciplinare integrato allo studio della ceramica policroma “di Centuripe”. Dagli inizi del XX secolo, tale classe ha riscosso ampio apprezzamento per le sue delicate pitture e la ricchezza di ornamenti a rilievo applicati (dipinti e dorati) che abbelliscono i vasi, rendendoli pressoché inutilizzabili nella pratica per scopi funzionali, ma altamente efficaci come doni funerari in antico, e oggi come pezzi di grande impatto per commercianti di antichità e collezionisti moderni. Data la piaga, diffusa fino a tempi recenti, degli scavi clandestini, dei “restauri” arbitrari e delle falsificazioni, i vasi di Centuripe necessitano di analisi scientifiche appropriate mirate a confermare sia l’autenticità degli oggetti che delle loro figurazioni dipinte, o anche di singoli dettagli (spesso aggiunti, rifatti o inventati dal “restauratore”). Due vasi di Centuripe di alta qualità, esposti nel Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo, sono stati oggetto di un’indagine attraverso tecniche spettroscopiche complementari (XRF e riflettanza totale FTIR), effettuate con strumentazione portatile. Le analisi hanno confermato la tecnica a tempera delle pitture, mostrando la presenza di pigmenti antichi ma anche moderni. Questi ultimi attestano dei “restauri” non documentati che hanno alterato lo stile originario e in parte il disegno delle figure (soprattutto nella pyxis), pur conservando l’iconografia generale di partenza. Uno dei risultati di maggior interesse è l’individuazione di due fasi del solfato di calcio nello strato di preparazione delle pitture: la presenza di bassanite fa riconoscere la tecnica di esecuzione antica, denotando una cottura a bassa temperatura preliminare alla vera e propria dipintura realizzata a crudo, a tempera. Al contrario, la presenza di gesso in altri punti rivela un intervento successivo: essa coincide del resto con i ritocchi o le tracce di pigmenti moderni individuati. La palette cromatica dei due vasi non è identica, così come lo stile e le decorazioni secondarie, ciò che viene a contraddire l’ipotesi avanzata da P. W. Deussen secondo cui i due esemplari oggi a Palermo e altri due acquisiti dallo stesso trafficante, ora nel Metropolitan Museum di New York, sarebbero appartenuti alla stessa tomba. Il lebes gamikos si contrassegna in particolare per l’uso di pigmenti più rari, come il cinabro e possibilmente l’azzurrite, e per la qualità del disegno. Gli stessi effetti cromatici non sono semplicemente legati al gusto, ma insieme all’iconografia e alla costruzione d’insieme del vaso concorrono alla realizzazione di un oggetto di corredo prestigioso e di grande valore simbolico, che suggerisce una qualche speranza o auspicio di immortalità per il defunto.
Settore L-ANT/07 - Archeologia Classica
Settore L-ANT/10 - Metodologie Della Ricerca Archeologica
Settore CHIM/02 - Chimica Fisica
Portale, E.C., Chillura Martino, D., Saladino, M.L., Caponetti, E., Chirco, G. (2017). I ‘vasi di Centuripe’: per un approccio integrato. In E.C. Portale, G. Galioto (a cura di), Scienza e archeologia. Un efficace connubio per la divulgazione della cultura scientifica (pp. 75-99). Pisa : ETS.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10447/289633
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