Nel Trecento a Palermo l’ordine di Santa Chiara fu sostenuto economicamente dal ceto cavalleresco e nobiliare. Tra il 1330 e nel 1341 il conte Matteo Sclafani fondò un monastero di Clarisse, nel quartiere Cassaro, nel palazzo ereditato dallo zio Matteo di Termini, maestro giustiziere. Le badesse appartenevano a ricche famiglie del ceto nobiliare (Angela Chiaromonte) e produttivo (Agata de Garofalo). Nella prima metà del Quattrocento il convento fu retto da Margherita de Mecta che tra il 1451 e il 1454, ormai vecchia e malata, si scontrò con Costanza de Milina per il possesso della carica di badessa. La lotta fu lunga e lacerante non solo per il capitolo monastico, ma per l’intera città. Papa Niccolò V suggerì di affidare Santa Chiara alla terziaria francescana Francesca Centelles Ventimiglia, che entrò in carica nel 1457, dopo le dimissioni di entrambe le contendenti. Callisto III nominò il cardinale Domenico Capranica protettore di Santa Chiara e gli demandò il compito di gestire la transizione del monastero dal controllo dei Conventuali a quello degli Osservanti. Lo scontro per il possesso della carica di badessa nocque alla gestione economica del monastero, furono usurpati censi, beni mobili e immobili e tra il 1443 e il 1458 Santa Chiara si collocava al penultimo posto, per reddito, tra gli otto monasteri femminili di Palermo. Le costituzioni emanate dagli Osservanti, che avrebbe dovuto ridurre a tre gli anni di carica della badessa, furono disattese da Sisto IV che nel 1475 permise a Francesca di rimanere badessa a vita.

Sardina, P. (2016). Le Clarisse di Palermo nei secoli XIV e XV. In J.M. Martin, R. Alaggio (a cura di), Quei maledetti Normanni. Studi offerti a Errico Cuozzo (pp. 1097-1116). Ariano Irpino : Centro Europeo di Studi Normanni.

Le Clarisse di Palermo nei secoli XIV e XV

SARDINA, Patrizia
2016

Abstract

Nel Trecento a Palermo l’ordine di Santa Chiara fu sostenuto economicamente dal ceto cavalleresco e nobiliare. Tra il 1330 e nel 1341 il conte Matteo Sclafani fondò un monastero di Clarisse, nel quartiere Cassaro, nel palazzo ereditato dallo zio Matteo di Termini, maestro giustiziere. Le badesse appartenevano a ricche famiglie del ceto nobiliare (Angela Chiaromonte) e produttivo (Agata de Garofalo). Nella prima metà del Quattrocento il convento fu retto da Margherita de Mecta che tra il 1451 e il 1454, ormai vecchia e malata, si scontrò con Costanza de Milina per il possesso della carica di badessa. La lotta fu lunga e lacerante non solo per il capitolo monastico, ma per l’intera città. Papa Niccolò V suggerì di affidare Santa Chiara alla terziaria francescana Francesca Centelles Ventimiglia, che entrò in carica nel 1457, dopo le dimissioni di entrambe le contendenti. Callisto III nominò il cardinale Domenico Capranica protettore di Santa Chiara e gli demandò il compito di gestire la transizione del monastero dal controllo dei Conventuali a quello degli Osservanti. Lo scontro per il possesso della carica di badessa nocque alla gestione economica del monastero, furono usurpati censi, beni mobili e immobili e tra il 1443 e il 1458 Santa Chiara si collocava al penultimo posto, per reddito, tra gli otto monasteri femminili di Palermo. Le costituzioni emanate dagli Osservanti, che avrebbe dovuto ridurre a tre gli anni di carica della badessa, furono disattese da Sisto IV che nel 1475 permise a Francesca di rimanere badessa a vita.
Sardina, P. (2016). Le Clarisse di Palermo nei secoli XIV e XV. In J.M. Martin, R. Alaggio (a cura di), Quei maledetti Normanni. Studi offerti a Errico Cuozzo (pp. 1097-1116). Ariano Irpino : Centro Europeo di Studi Normanni.
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