A partire dalla seconda metà dell’Ottocento l’impiego delle scale in ferro ebbe in molti Paesi largo consenso e diffusione. Nuove esigenze abitative spinsero alla ricerca di soluzioni tecnologiche poco invasive, soprattutto per quelle strutture – quali i collegamenti verticali metallici – che potevano facilmente essere inserite nell’edilizia esistente, e che comportavano un contenuto ingombro volumetrico, oltre che minimi accorgimenti per l’ancoraggio alle strutture murarie. Nel Settecento si assistette ad una realizzazione di collegamenti verticali metallici piuttosto limitata, e molto più frequenti furono spesso le strutture miste in legno e ferro, nelle quali – comunque – il primo aveva ruolo e utilizzo maggiore; in ambito locale, piccole scalette metalliche venivano costruite da fabbri per rendere accessibile l’ispezione di torri tecnologiche (quali i ‘castelletti d’acqua’), ovvero per raggiungere da palazzi nobiliari giardini posti ad una quota più bassa. Esili e ripide strutture metalliche si ‘appendevano’ anche ai superstiti resti delle cinte bastionate, inglobate dalle costruzioni recenti, senza velleità formali di sorta. Caratteri di leggerezza e semplicità costruttiva denotarono per tutto il XIX secolo le esemplificazioni più semplici; facilità di montaggio dei componenti ne qualificavano, invece, gli aspetti tecnologici. Non dovendo sottostare a particolari esigenze di monumentalità, potevano rispondere esclusivamente a esigenze di funzionalità, incombustibilità e imputrescibilità; oltre a ciò, esse potevano costituire elementi autoportanti, la cui introduzione risultava pertanto facile e di limitata invasività. Le scale interne più ricercate e degne di nota rappresentarono concrete applicazioni dell’estro creativo coevo e di un ‘nuovo’ modo di fare architettura. Considerate quali elementi di servizio, accessori e talvolta anche di arredo, le scale in ferro cominciarono ad assumere via via ruolo e importanza anche in Sicilia, al pari di pensiline, lucernari, serre. L’ingegnosità delle maestranze locali trovò sostegno nella trattazione che di esse fecero testi di architettura e manuali, e applicazione nell’originale produzione delle fonderie isolane, ispirata a modelli importati soprattutto da Francia e Inghilterra.

Vinci, C. (2016). Scale in ferro e ghisa. Esperienze costruttive tra ottocento e novecento. In Solai ad orditura metallica. Per una storia della costruzione (pp. 191-205). Palermo : 40due Edizioni.

Scale in ferro e ghisa. Esperienze costruttive tra ottocento e novecento

VINCI, Calogero
2016

Abstract

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento l’impiego delle scale in ferro ebbe in molti Paesi largo consenso e diffusione. Nuove esigenze abitative spinsero alla ricerca di soluzioni tecnologiche poco invasive, soprattutto per quelle strutture – quali i collegamenti verticali metallici – che potevano facilmente essere inserite nell’edilizia esistente, e che comportavano un contenuto ingombro volumetrico, oltre che minimi accorgimenti per l’ancoraggio alle strutture murarie. Nel Settecento si assistette ad una realizzazione di collegamenti verticali metallici piuttosto limitata, e molto più frequenti furono spesso le strutture miste in legno e ferro, nelle quali – comunque – il primo aveva ruolo e utilizzo maggiore; in ambito locale, piccole scalette metalliche venivano costruite da fabbri per rendere accessibile l’ispezione di torri tecnologiche (quali i ‘castelletti d’acqua’), ovvero per raggiungere da palazzi nobiliari giardini posti ad una quota più bassa. Esili e ripide strutture metalliche si ‘appendevano’ anche ai superstiti resti delle cinte bastionate, inglobate dalle costruzioni recenti, senza velleità formali di sorta. Caratteri di leggerezza e semplicità costruttiva denotarono per tutto il XIX secolo le esemplificazioni più semplici; facilità di montaggio dei componenti ne qualificavano, invece, gli aspetti tecnologici. Non dovendo sottostare a particolari esigenze di monumentalità, potevano rispondere esclusivamente a esigenze di funzionalità, incombustibilità e imputrescibilità; oltre a ciò, esse potevano costituire elementi autoportanti, la cui introduzione risultava pertanto facile e di limitata invasività. Le scale interne più ricercate e degne di nota rappresentarono concrete applicazioni dell’estro creativo coevo e di un ‘nuovo’ modo di fare architettura. Considerate quali elementi di servizio, accessori e talvolta anche di arredo, le scale in ferro cominciarono ad assumere via via ruolo e importanza anche in Sicilia, al pari di pensiline, lucernari, serre. L’ingegnosità delle maestranze locali trovò sostegno nella trattazione che di esse fecero testi di architettura e manuali, e applicazione nell’originale produzione delle fonderie isolane, ispirata a modelli importati soprattutto da Francia e Inghilterra.
Settore ICAR/10 - Architettura Tecnica
Vinci, C. (2016). Scale in ferro e ghisa. Esperienze costruttive tra ottocento e novecento. In Solai ad orditura metallica. Per una storia della costruzione (pp. 191-205). Palermo : 40due Edizioni.
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