Abstract In the common meaning of the term, incarceration is an unavoidable feature of contemporary society. In the collective imagination, it continues to be considered to be the way to isolate those who had been convicted of certain types of crime. Nowadays, classical principles of speed, proportionality, infallibility, and mildness of punishments do not exclusively identify a building – the prison – but increasingly identify also alternatives to detention which are the most effective forms of rehabilitation. Specifically in recent years, the interaction between poverty, penalty and social exclusion is becoming more and more evident; therefore, the affliction suffered by any individual affects all of society and highlights its problems in order to integrate the most vulnerable. For this reason, 40 years after penal reform, more traditional retributive sentencing practices are replaced by conciliation and restorative procedures. This article deals with the issue of effectiveness of alternatives to incarceration granted to convicted women as a means to achieve social integration and meaningful relationships with the community in order to move beyond the limits of security obsessions that can be found in certain social environments such as the analysed province of Agrigento. This required, on the one hand, a study of laws and sociological literature regarding women’s criminality; on the other, a global analysis of women prisoners’ conditions using the latest data published by ISTAT (Italian Institute of Statistics) on the current situation in Italian penal institutions. Finally, with the aim of demonstrating the usefulness of alternatives to detention, the author conducted research on their effectiveness by analysing social reintegration actions implemented by U.E.P.E. (Probation Service) of Agrigento for female prisoners. In relation to social context of origin, these women are victims rather than authors having consciously committed the crimes. All this led the author to conduct an effectiveness evaluation of these measures, albeit a partial one due to inevitable limitations in a case-study.

Nel senso comune la pena detentiva è considerata un elemento inevitabile della società contemporanea. Essa continua ad essere percepita nell’immaginario collettivo come uno strumento di segregazione per coloro che sono riconosciuti colpevoli di particolari reati. I principi classici della prontezza, proporzionalità, infallibilità e dolcezza della pena non si identificano oggi esclusivamente con un edificio – la prigione – ma, sempre più di frequente, con strumenti alternativi e più efficaci per il recupero e la risocializzazione del soggetto. Proprio in questi decenni in cui l’intreccio fra povertà, penalità ed esclusione sociale diviene sempre più evidente, l’afflizione a cui il singolo è sottoposto coinvolge il sistema sociale e la sua inabilità nell’includere i soggetti più vulnerabili. Perciò, a quarant’anni dalla riforma penale, in un’ottica di reinserimento e risocializzazione, le più tradizionali risposte retributive sono sostituite da interventi di conciliazione e di tipo riparativo. Il tema che viene analizzato riguarda l’efficacia delle misure alternative alla detenzione concesse alle donne condannate quale strumento di inclusione e di ridefinizione delle relazioni con la comunità, nel superamento dei limiti delle ossessioni securitarie che talvolta provengono da taluni ambienti sociali come quello – analizzato – del contesto agrigentino. Ciò ha presupposto, da un lato, una lettura del dettato normativo di riferimento e della letteratura sociologica concernente la criminalità femminile e, dall’altro, un’analisi complessiva della condizione femminile all’interno degli istituti di pena, attraverso l’analisi degli ultimi dati forniti dall’Istat sulla attuale situazione delle carceri. Per evidenziare, in ultimo, l’utilità delle misure alternative alla detenzione, è stata svolta una ricerca sulla loro efficacia attraverso l’analisi dei percorsi di recupero predisposti dall’U.E.P.E. di Agrigento per le donne detenute all’interno di un contesto sociale che ne fa delle vittime piuttosto che delle autrici consapevoli di reato. Tutto ciò ha consentito una valutazione, sia pure parziale per l’inevitabile limite prospettico che un case study porta con sé, dell’efficacia di tali misure.

Bartholini Ignazia (2015). Donne autrici o vittime di reato? Un’indagine sull’efficacia delle misure alternative nei percorsi di recupero delle detenute nel contesto agrigentino. RIVISTA DI CRIMINOLOGIA, VITTIMOLOGIA E SICUREZZA, IX(2), 31-53 [10.14664/rcvs/253].

Donne autrici o vittime di reato? Un’indagine sull’efficacia delle misure alternative nei percorsi di recupero delle detenute nel contesto agrigentino

BARTHOLINI, Ignazia Maria
2015

Abstract

Nel senso comune la pena detentiva è considerata un elemento inevitabile della società contemporanea. Essa continua ad essere percepita nell’immaginario collettivo come uno strumento di segregazione per coloro che sono riconosciuti colpevoli di particolari reati. I principi classici della prontezza, proporzionalità, infallibilità e dolcezza della pena non si identificano oggi esclusivamente con un edificio – la prigione – ma, sempre più di frequente, con strumenti alternativi e più efficaci per il recupero e la risocializzazione del soggetto. Proprio in questi decenni in cui l’intreccio fra povertà, penalità ed esclusione sociale diviene sempre più evidente, l’afflizione a cui il singolo è sottoposto coinvolge il sistema sociale e la sua inabilità nell’includere i soggetti più vulnerabili. Perciò, a quarant’anni dalla riforma penale, in un’ottica di reinserimento e risocializzazione, le più tradizionali risposte retributive sono sostituite da interventi di conciliazione e di tipo riparativo. Il tema che viene analizzato riguarda l’efficacia delle misure alternative alla detenzione concesse alle donne condannate quale strumento di inclusione e di ridefinizione delle relazioni con la comunità, nel superamento dei limiti delle ossessioni securitarie che talvolta provengono da taluni ambienti sociali come quello – analizzato – del contesto agrigentino. Ciò ha presupposto, da un lato, una lettura del dettato normativo di riferimento e della letteratura sociologica concernente la criminalità femminile e, dall’altro, un’analisi complessiva della condizione femminile all’interno degli istituti di pena, attraverso l’analisi degli ultimi dati forniti dall’Istat sulla attuale situazione delle carceri. Per evidenziare, in ultimo, l’utilità delle misure alternative alla detenzione, è stata svolta una ricerca sulla loro efficacia attraverso l’analisi dei percorsi di recupero predisposti dall’U.E.P.E. di Agrigento per le donne detenute all’interno di un contesto sociale che ne fa delle vittime piuttosto che delle autrici consapevoli di reato. Tutto ciò ha consentito una valutazione, sia pure parziale per l’inevitabile limite prospettico che un case study porta con sé, dell’efficacia di tali misure.
Settore SPS/07 - Sociologia Generale
Bartholini Ignazia (2015). Donne autrici o vittime di reato? Un’indagine sull’efficacia delle misure alternative nei percorsi di recupero delle detenute nel contesto agrigentino. RIVISTA DI CRIMINOLOGIA, VITTIMOLOGIA E SICUREZZA, IX(2), 31-53 [10.14664/rcvs/253].
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