Se è lo sguardo onnipervasivo dello Stato a essere il tratto distintivo del modello carcerario occidentale, esistono nel Sud del mondo sperimentazioni che deviano quello sguardo trasformando il carcere in un luogo autogovernato dove sono gli stessi detenuti a darsi le regole. Distanziandosi dall’analisi foucaultiana, questo viaggio etnografico nelle galere contemporanee propone un nuovo statuto teorico dell’istituzione penitenziaria a partire dall’assunto che la vita dei reclusi importa. Cosa succede quando il concetto di istituzione totale e i suoi corollari non sono più utili a definire l’esperienza carceraria? Quando il confine tra ghetto urbano e prigione diventa poroso e sfumato ed emergono forme ibride di autogestione o co-gestione fra Stato e detenuti? In un continuo rimando tra contesti geografici e sociali molto diversi, Cerbini esplora questi interrogativi con lo sguardo dell’antropologa, ovvero partendo dalle esperienze dei soggetti che il carcere lo vivono e dalla loro visione del mondo. Grazie alle numerose etnografie condotte nell’ultimo decennio all’interno degli istituti di pena del Sud e del Nord globale, si profila così un radicale cambio di prospettiva che scardinando l’univocità del penitenziario ideale, sinonimo di ordine e disciplina, permette di riconsiderare le connessioni e la continuità tra dentro e fuori, tra carcere e società. Un mosaico di narrazioni e contronarrazioni in grado di restituire la multiforme violenza della governance del carcere contemporaneo e gettare le basi per un nuovo statuto teorico dell’istituzione penitenziaria.
Cerbini, F. (2025). Prison lives matter. Etnografie del carcere tra Sud e Nord globale. Eleuthera.
Prison lives matter. Etnografie del carcere tra Sud e Nord globale
Cerbini, Francesca
2025-03-01
Abstract
Se è lo sguardo onnipervasivo dello Stato a essere il tratto distintivo del modello carcerario occidentale, esistono nel Sud del mondo sperimentazioni che deviano quello sguardo trasformando il carcere in un luogo autogovernato dove sono gli stessi detenuti a darsi le regole. Distanziandosi dall’analisi foucaultiana, questo viaggio etnografico nelle galere contemporanee propone un nuovo statuto teorico dell’istituzione penitenziaria a partire dall’assunto che la vita dei reclusi importa. Cosa succede quando il concetto di istituzione totale e i suoi corollari non sono più utili a definire l’esperienza carceraria? Quando il confine tra ghetto urbano e prigione diventa poroso e sfumato ed emergono forme ibride di autogestione o co-gestione fra Stato e detenuti? In un continuo rimando tra contesti geografici e sociali molto diversi, Cerbini esplora questi interrogativi con lo sguardo dell’antropologa, ovvero partendo dalle esperienze dei soggetti che il carcere lo vivono e dalla loro visione del mondo. Grazie alle numerose etnografie condotte nell’ultimo decennio all’interno degli istituti di pena del Sud e del Nord globale, si profila così un radicale cambio di prospettiva che scardinando l’univocità del penitenziario ideale, sinonimo di ordine e disciplina, permette di riconsiderare le connessioni e la continuità tra dentro e fuori, tra carcere e società. Un mosaico di narrazioni e contronarrazioni in grado di restituire la multiforme violenza della governance del carcere contemporaneo e gettare le basi per un nuovo statuto teorico dell’istituzione penitenziaria.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Cerbini Prison Lives matter.pdf
Solo gestori archvio
Tipologia:
Versione Editoriale
Dimensione
3.91 MB
Formato
Adobe PDF
|
3.91 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


