Nel medioevo e in età moderna, le donne erano ritenute incapaci per natura di discernere i propri interessi e vittime predestinate di truffe e raggiri, un’immagine del tutto opposta a quella del prudente padre di famiglia. “Pesci fuor d’acqua”, senza la protezione del padre o del marito, avevano diritti sui beni della famiglia di origine, ma la possibilità di gestirli era limitata e sottoposta a procedure complesse, il cui tratto comune era l’autorizzazione di un familiare adulto e di sesso maschile. Tema del libro è la relazione che, per le donne, intercorse tra l’avere e il disporre, tra godere di diritti di proprietà e essere riconosciute per legge incapaci di usarli in piena autonomia. Porre al centro della storia delle donne l’analisi della loro capacità giuridica significa operare una riconsiderazione sostanziale delle relazioni di genere. La costruzione dell’identità maschile e femminile, infatti, si basa tanto sul riconoscimento di diritti di proprietà, quanto soprattutto sulla definizione di ciò che si può fare di questi diritti. La capacità riguarda le pratiche patrimoniali in senso stretto, ma ha ricadute su tutti i fronti dell’agire femminile: ad esempio, il lavoro e la tutela dei minori, ai quali in molti contesti le donne sono assimilate. Inoltre si dimostra un punto nevralgico anche delle relazioni famigliari, in quanto sancisce forme di potestà maschile esercitate da rappresentanti della parentela di sangue o di quella acquisita. Il libro affronta per la prima volta questi temi, e lo fa considerando un osservatorio particolare: Roma, dove proprio alle soglie dell’età moderna si verifica un mutamento drastico nella condizione legale delle donne.

Feci, S. (2004). Pesci fuor d’acqua. Donne a Roma in età moderna: diritti e patrimoni. Roma : Viella.

Pesci fuor d’acqua. Donne a Roma in età moderna: diritti e patrimoni

FECI, Simona
2004

Abstract

Nel medioevo e in età moderna, le donne erano ritenute incapaci per natura di discernere i propri interessi e vittime predestinate di truffe e raggiri, un’immagine del tutto opposta a quella del prudente padre di famiglia. “Pesci fuor d’acqua”, senza la protezione del padre o del marito, avevano diritti sui beni della famiglia di origine, ma la possibilità di gestirli era limitata e sottoposta a procedure complesse, il cui tratto comune era l’autorizzazione di un familiare adulto e di sesso maschile. Tema del libro è la relazione che, per le donne, intercorse tra l’avere e il disporre, tra godere di diritti di proprietà e essere riconosciute per legge incapaci di usarli in piena autonomia. Porre al centro della storia delle donne l’analisi della loro capacità giuridica significa operare una riconsiderazione sostanziale delle relazioni di genere. La costruzione dell’identità maschile e femminile, infatti, si basa tanto sul riconoscimento di diritti di proprietà, quanto soprattutto sulla definizione di ciò che si può fare di questi diritti. La capacità riguarda le pratiche patrimoniali in senso stretto, ma ha ricadute su tutti i fronti dell’agire femminile: ad esempio, il lavoro e la tutela dei minori, ai quali in molti contesti le donne sono assimilate. Inoltre si dimostra un punto nevralgico anche delle relazioni famigliari, in quanto sancisce forme di potestà maschile esercitate da rappresentanti della parentela di sangue o di quella acquisita. Il libro affronta per la prima volta questi temi, e lo fa considerando un osservatorio particolare: Roma, dove proprio alle soglie dell’età moderna si verifica un mutamento drastico nella condizione legale delle donne.
Settore IUS/19 - Storia Del Diritto Medievale E Moderno
Settore M-STO/01 - Storia Medievale
Settore M-STO/02 - Storia Moderna
8883341201
Feci, S. (2004). Pesci fuor d’acqua. Donne a Roma in età moderna: diritti e patrimoni. Roma : Viella.
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