Il soggetto kantiano, per sapersi morale, deve potersi pensare come un soggetto che non ha fine nel tempo sensibile: per pensarsi secondo questa forma dell’intelligibile egli postula una durata infinita della sua personalità. Con ciò si apre un orizzonte di senso immaginabile soltanto in un ‘futuro aperto’ e dilatato all’infinito: in questa dimensione temporale specifica trova senso l’esercizio morale di ogni individuo. La designazione temporale dell’immortalità dell’anima come durata infinita (unendliche Dauer) e il progresso intelligibile che è connesso al postulato mostrano un’interessante processualità inerente alla dimensione intelligibile - non spazio-temporalmente condizionata - dell’esistenza di ogni personalità morale. Seppure non tematizzato esplicitamente da Kant, attraverso questo postulato si indica un peculiare svolgimento - temporale - esclusivo del noumeno. Presenteremo l’aspetto contraddittorio della processualità infinita argomentata da Kant: com’è possibile, all’interno del sistema trascendentale, un tempo ascrivibile - paradossalmente - al noumeno? Il problema del tempo nella filosofia morale di Kant, e in particolare il riferimento non ordinario ad una temporalità riconducibile all’ordine noumenico, è un tema molto complesso: nel fornire uno spunto di riflessione e un primo avvicinamento a questa tematica, peraltro poco trattata dalla letteratura kantiana, ripercorriamo in questa sede gli studi che hanno mostrato e discusso quest’interessante paradosso, ipotizzando nel tempo interno del miglioramento un paradigma della comprensione della storia dalla prospettiva della filosofia critica.

Vinci, P., Belli, C., Benini, E., Bonacci, V., Cantatore, N., Marino, C., et al. (2010). Immanuel Kant. Il tempo interno del miglioramento: un paradigma del progresso storico? [Altro].

Immanuel Kant. Il tempo interno del miglioramento: un paradigma del progresso storico?

FANTASIA, Francesca;
2010-01-01

Abstract

Il soggetto kantiano, per sapersi morale, deve potersi pensare come un soggetto che non ha fine nel tempo sensibile: per pensarsi secondo questa forma dell’intelligibile egli postula una durata infinita della sua personalità. Con ciò si apre un orizzonte di senso immaginabile soltanto in un ‘futuro aperto’ e dilatato all’infinito: in questa dimensione temporale specifica trova senso l’esercizio morale di ogni individuo. La designazione temporale dell’immortalità dell’anima come durata infinita (unendliche Dauer) e il progresso intelligibile che è connesso al postulato mostrano un’interessante processualità inerente alla dimensione intelligibile - non spazio-temporalmente condizionata - dell’esistenza di ogni personalità morale. Seppure non tematizzato esplicitamente da Kant, attraverso questo postulato si indica un peculiare svolgimento - temporale - esclusivo del noumeno. Presenteremo l’aspetto contraddittorio della processualità infinita argomentata da Kant: com’è possibile, all’interno del sistema trascendentale, un tempo ascrivibile - paradossalmente - al noumeno? Il problema del tempo nella filosofia morale di Kant, e in particolare il riferimento non ordinario ad una temporalità riconducibile all’ordine noumenico, è un tema molto complesso: nel fornire uno spunto di riflessione e un primo avvicinamento a questa tematica, peraltro poco trattata dalla letteratura kantiana, ripercorriamo in questa sede gli studi che hanno mostrato e discusso quest’interessante paradosso, ipotizzando nel tempo interno del miglioramento un paradigma della comprensione della storia dalla prospettiva della filosofia critica.
Vinci, P., Belli, C., Benini, E., Bonacci, V., Cantatore, N., Marino, C., et al. (2010). Immanuel Kant. Il tempo interno del miglioramento: un paradigma del progresso storico? [Altro].
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