In the cultural history of India, reflection on the Word and its multiple meanings crosses different fields and disciplines, which in turn intersect with each other, in the reflections that concern myth, ritual, poetry, science, history, theater, in an incessant series of implications and allusions that we could describe as a tree, whose dizzying ramifications span a span of time extending from the Vedic corpus to contemporary India. The different aspects and uses of the word affect both the public and private contexts, the political sphere as well as the religious one, where performances, doctrines, rituals and speculations set the boundaries between ordinary and extra-ordinary spheres, creating a network of correspondences that they often put a strain on the scholar who intends to grasp the multiple aspects of the Word, especially when these aspects accompany and justify a dimension of unspeakability and inexpressibility, of which only the gods preserve the complexity. This universe of words, in the descriptions of ancient authors, provides us modern readers with a cultural richness that is difficult to master, where the words produced have been handed down, debated, defended, believed, a universe of words where truth always mixes with lies. . On this realm of the plausible, deceptive and at the same time revealing of the deepest truths, the Word itself claims its sovereignty: "I am the queen [...] the first among those to whom it must be offered" (aháṃ rāίr̥ī [...] prathamāivali yajñíyānām, R̥V X, 125, 3a).

Nella storia culturale dell’India la riflessione sulla Parola e sui suoi molteplici significati attraversa ambiti e discipline diversi, intersecantisi a loro volta tra loro, nelle riflessioni che riguardano il mito, il rituale, la poesia, la scienza, la storia, il teatro, in una serie incessante di implicazioni e di allusioni che potremmo descrivere come un albero, le cui vertiginose ramificazioni abbracciano un arco di tempo che si estende dal corpus vedico all’India contemporanea. I diversi aspetti e i vari usi della parola investono sia il contesto pubblico sia quello privato, la sfera politica così come quella religiosa, dove performance, dottrine, riti e speculazioni fissano i confini tra ambiti ordinari ed extra-ordinari, creando una rete di corrispondenze che spesso mettono a dura prova lo studioso che intende cogliere i molteplici aspetti della Parola, soprattutto quando tali aspetti accompagnano e giustificano una dimensione di indicibilità e inesprimibilità, di cui solo gli dèi custodiscono la complessità. Questo universo di parole, nelle descrizioni degli autori antichi, fornisce a noi lettori moderni una ricchezza culturale difficile da dominare, dove le parole prodotte sono state tramandate, dibattute, difese, credute, un universo di parole dove la verità si mescola sempre con la menzogna. Su questo regno del verosimile, ingannevole e al tempo stesso rivelativo delle verità più profonde, la Parola in persona rivendica la sua sovranità: «io sono la regina […] la prima tra coloro a cui si deve offrire» (aháṃ rā́ṣṭr̥ī […] prathamā́ yajñíyānām, R̥V X, 125, 3a).

Igor Spano (2021). Il corpo della parola. Inni, poemi e performance nell'India antica e contemporanea.

Il corpo della parola. Inni, poemi e performance nell'India antica e contemporanea

Igor Spano
2021

Abstract

Nella storia culturale dell’India la riflessione sulla Parola e sui suoi molteplici significati attraversa ambiti e discipline diversi, intersecantisi a loro volta tra loro, nelle riflessioni che riguardano il mito, il rituale, la poesia, la scienza, la storia, il teatro, in una serie incessante di implicazioni e di allusioni che potremmo descrivere come un albero, le cui vertiginose ramificazioni abbracciano un arco di tempo che si estende dal corpus vedico all’India contemporanea. I diversi aspetti e i vari usi della parola investono sia il contesto pubblico sia quello privato, la sfera politica così come quella religiosa, dove performance, dottrine, riti e speculazioni fissano i confini tra ambiti ordinari ed extra-ordinari, creando una rete di corrispondenze che spesso mettono a dura prova lo studioso che intende cogliere i molteplici aspetti della Parola, soprattutto quando tali aspetti accompagnano e giustificano una dimensione di indicibilità e inesprimibilità, di cui solo gli dèi custodiscono la complessità. Questo universo di parole, nelle descrizioni degli autori antichi, fornisce a noi lettori moderni una ricchezza culturale difficile da dominare, dove le parole prodotte sono state tramandate, dibattute, difese, credute, un universo di parole dove la verità si mescola sempre con la menzogna. Su questo regno del verosimile, ingannevole e al tempo stesso rivelativo delle verità più profonde, la Parola in persona rivendica la sua sovranità: «io sono la regina […] la prima tra coloro a cui si deve offrire» (aháṃ rā́ṣṭr̥ī […] prathamā́ yajñíyānām, R̥V X, 125, 3a).
In the cultural history of India, reflection on the Word and its multiple meanings crosses different fields and disciplines, which in turn intersect with each other, in the reflections that concern myth, ritual, poetry, science, history, theater, in an incessant series of implications and allusions that we could describe as a tree, whose dizzying ramifications span a span of time extending from the Vedic corpus to contemporary India. The different aspects and uses of the word affect both the public and private contexts, the political sphere as well as the religious one, where performances, doctrines, rituals and speculations set the boundaries between ordinary and extra-ordinary spheres, creating a network of correspondences that they often put a strain on the scholar who intends to grasp the multiple aspects of the Word, especially when these aspects accompany and justify a dimension of unspeakability and inexpressibility, of which only the gods preserve the complexity. This universe of words, in the descriptions of ancient authors, provides us modern readers with a cultural richness that is difficult to master, where the words produced have been handed down, debated, defended, believed, a universe of words where truth always mixes with lies. . On this realm of the plausible, deceptive and at the same time revealing of the deepest truths, the Word itself claims its sovereignty: "I am the queen [...] the first among those to whom it must be offered" (aháṃ rāίr̥ī [...] prathamāivali yajñíyānām, R̥V X, 125, 3a).
South Asia Studies; History of Religions: Indology; Vedic Studies; Hindu Studies; Sanskrit Studies
978-88-97035-37-4
Igor Spano (2021). Il corpo della parola. Inni, poemi e performance nell'India antica e contemporanea.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10447/570605
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