The architects of all times, have taken care, programmed and designed the territory in its functional and aesthetic aspects but sometimes we would reasonably wonder if they had always done their job properly. The architect proposed himself as the 'director' of the transformations of the city and the territory, but we are not sure he has always acted coherently towards the environment and the context. This book collects some reflections on technology as an applied science, on building technology as a science of construction and on the transformation processes of the thought into educational and productive activities in order to have a greater diffusion of a way of studying and thinking that could be useful to create conscious architects who are now more needed. We believe that the process of building and manipulating the land should always be a noble and responsible act, choosing and using those techniques and technologies that offer sustainable solutions. With every action the architect must always ask himself whether the consequences will justify his actions. Nowadays, in order to be aesthetes and technicians of their own time, every actor, director or coordinator of transformations 'must' keep themselves away from ambitions or useless constructions. They have to act in every circumstance with criteria and responsible judgement, also by rediscovering materials and elements, techniques and technologies often recognized as obsolete by our time. The purpose of this book originates from disciplinary analyses that focus, with a new awareness, on the "Territory of Architecture" and its modifications. This is the next challenge, because the mistakes can become new 'horrors' of our era and can be exposed to the judgment of those who will suffer their effects. We strongly believe in a 'renewed' technology combined with the canonical innovation that could solve the intolerances of our environment on the common practice. Be less “masons”, be more “mechanics”.

L’architetto di ogni tempo, ha curato, programmato e progettato il territorio nei suoi aspetti funzionali ed estetici. Con il senno di poi ci si domanda ragionevolmente se questo avesse sempre fatto bene, occupandosi anche delle ricadute del proprio fare. L’architetto si è proposto quale ‘regista’ delle trasformazioni della città e del territorio, ma non siamo certi abbia sempre agito in coerenza verso l’ambiente ed il contesto. Questo libro raccoglie alcune riflessioni rivolte alla tecnologia come scienza applicata, alla tecnologia edilizia come scienza del costruire e ai processi di trasformazione del pensiero in attività formative e produttive che possano porsi in essere con rinnovata responsabilità, per un’auspicata maggiore diffusione di orientamento di studio utile per Architetti coscienti di cui ora c’è più bisogno. Crediamo che l’atto del costruire e del manipolare il territorio debba esser sempre atto nobile e responsabile, usando e scegliendo quelle tecniche e tecnologie adattive che pongano soluzioni sostenibili lontane dagli esercizi che spesso l’architettura ci offre. Con ogni azione, ogni introduzione del proprio operato, l’architetto deve sempre domandarsi se le ricadute giustifichino le proprie azioni. Per essere esteti e tecnici del proprio tempo ogni attore, regista o coordinatore di trasformazioni ‘deve’ oggi porsi lontano da velleità, costruzioni inutili e comunque agire in ogni circostanza con criterio e giudizio responsabile, anche a mezzo della riscoperta di materiali ed elementi, tecniche e tecnologie spesso riconosciute desuete dal nostro tempo. L’assunto di questo libro ha origine da criteri e analisi disciplinari che guardano, con una nuova consapevolezza, al “Territorio dell’Architettura” e le sue modificazioni. Questa è la prossima sfida, perché gli errori si pagano in termini di ‘orrori’ perenni e sono esposti al giudizio di chi ne subisce gli effetti. Dunque siamo più per una ‘rinnovata’ tecnologia congiunta con la canonica innovazione in risposta alle sempre più cogenti manifestazioni di intolleranza del nostro ambiente verso il comune fare. Più ‘Meccanici’ meno ‘Muratori’.

ANGELICO, E. (2020). Un percorso del fare 4 : verso una rinnovata cultura tecnologica. Geraci Siculo (PA) : Arianna.

Un percorso del fare 4 : verso una rinnovata cultura tecnologica

ANGELICO, Emanuele
2020-01-01

Abstract

L’architetto di ogni tempo, ha curato, programmato e progettato il territorio nei suoi aspetti funzionali ed estetici. Con il senno di poi ci si domanda ragionevolmente se questo avesse sempre fatto bene, occupandosi anche delle ricadute del proprio fare. L’architetto si è proposto quale ‘regista’ delle trasformazioni della città e del territorio, ma non siamo certi abbia sempre agito in coerenza verso l’ambiente ed il contesto. Questo libro raccoglie alcune riflessioni rivolte alla tecnologia come scienza applicata, alla tecnologia edilizia come scienza del costruire e ai processi di trasformazione del pensiero in attività formative e produttive che possano porsi in essere con rinnovata responsabilità, per un’auspicata maggiore diffusione di orientamento di studio utile per Architetti coscienti di cui ora c’è più bisogno. Crediamo che l’atto del costruire e del manipolare il territorio debba esser sempre atto nobile e responsabile, usando e scegliendo quelle tecniche e tecnologie adattive che pongano soluzioni sostenibili lontane dagli esercizi che spesso l’architettura ci offre. Con ogni azione, ogni introduzione del proprio operato, l’architetto deve sempre domandarsi se le ricadute giustifichino le proprie azioni. Per essere esteti e tecnici del proprio tempo ogni attore, regista o coordinatore di trasformazioni ‘deve’ oggi porsi lontano da velleità, costruzioni inutili e comunque agire in ogni circostanza con criterio e giudizio responsabile, anche a mezzo della riscoperta di materiali ed elementi, tecniche e tecnologie spesso riconosciute desuete dal nostro tempo. L’assunto di questo libro ha origine da criteri e analisi disciplinari che guardano, con una nuova consapevolezza, al “Territorio dell’Architettura” e le sue modificazioni. Questa è la prossima sfida, perché gli errori si pagano in termini di ‘orrori’ perenni e sono esposti al giudizio di chi ne subisce gli effetti. Dunque siamo più per una ‘rinnovata’ tecnologia congiunta con la canonica innovazione in risposta alle sempre più cogenti manifestazioni di intolleranza del nostro ambiente verso il comune fare. Più ‘Meccanici’ meno ‘Muratori’.
Settore ICAR/12 - Tecnologia Dell'Architettura
978-88-99981-86-0
978-88-99981-90-7
ANGELICO, E. (2020). Un percorso del fare 4 : verso una rinnovata cultura tecnologica. Geraci Siculo (PA) : Arianna.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10447/407891
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