“L’uomo ragionevole si adatta al mondo. L’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.” ( George Bernard Shaw) Noi non siamo standard, né lo sono le persone alte, quelle con gli occhiali o con le dita grosse, gli stranieri, i bambini, gli anziani, le donne incinte, le persone in carrozzina, ecc. Il design consolidato ignora tutti questi casi e progetta per l’utente standard: così facendo esclude o penalizza più del 90% della popolazione europea. La risposta progettuale che supera penalizzazioni ed esclusioni è il Design for All (DfA), che soddisfa i singoli - fruitori e non più meri utenti - nelle loro specificità, valorizzandole. Il Design for All considera la diversità tra gli individui come una risorsa piuttosto che come un limite e l’eguaglianza tra gli individui come un argomento strategico ed irrinunciabile per lo sviluppo sostenibile della società futura. I temi dell’inclusione sociale, della diversità e dell’uguaglianza tra gli individui sono ormai nelle agende politiche di tutto il mondo. Nella dichiarazione di Stoccolma del 2004 il Design for All è definito il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. La metodologia progettuale inclusiva e d’integrazione si basa su di un approccio sistemico e olistico, necessariamente multidisciplinare. Dietro al neologismo semantico di “Design Olistico” - dove per design si intende l’insieme delle attività di ricerca, ideazione e progettazione finalizzate alla realizzazione di un qualsiasi prodotto, sia materiale che immateriale, e per olistico (dal greco holos: “tutto”, “intero”) si intende che il tutto non è la somma delle parti e che l’insieme non può essere spiegato dall’analisi del funzionamento delle sue componenti - si recepisce e si vuole diffondere una tendenza che, attualmente, si sta affermando nel mondo della progettazione industriale: quella relativa all’importanza e alla fecondità di un orientamento volto alla soddisfazione di un’utenza sempre più estesa e di una filosofia del progetto che non faccia più discriminazioni, per convenienza economica o per consapevolezza miope, tra maggioranze e minoranze, tra bambini e anziani, tra normodotati e diversamente abili, nonché tra l’uomo e gli habitat in cui questi vive. Oggi l’attualità del Design for All testimonia apertamente come anche il mondo della progettazione industriale abbia fatto propria la prospettiva olistica da cui guardare le problematiche cui far fronte. I tratti distintivi e gli obiettivi del Design for All, che è anche l’avanguardia capace di fronteggiare quei socio-problemi causati da sperequazioni etiche tuttora perduranti, concorrono dunque a neutralizzare la visione gerarchica dell’essere e la sterile compartimentazione della società. La definizione che possiamo assumere oggi che recita: “Se non è bello non è Design for All”, definisce il ruolo della qualità estetica nei processi di comprensione e fruizione. “Un buon progetto abilita, un cattivo progetto disabilita” (P. Hogan); e certamente va aggiunto che abilita o disabilita tutti, senza escludere alcun passaggio, dal decisore al fruitore.

Inzerillo Benedetto (2017). Design for All : Un approccio al design inclusivo. In ENVIRONMENTAL DESIGN 2nd International Conference on Environmental Design (pp.331-341). Milano : De Lettera Publisher, Milano.

Design for All : Un approccio al design inclusivo

Inzerillo Benedetto
2017-01-01

Abstract

“L’uomo ragionevole si adatta al mondo. L’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.” ( George Bernard Shaw) Noi non siamo standard, né lo sono le persone alte, quelle con gli occhiali o con le dita grosse, gli stranieri, i bambini, gli anziani, le donne incinte, le persone in carrozzina, ecc. Il design consolidato ignora tutti questi casi e progetta per l’utente standard: così facendo esclude o penalizza più del 90% della popolazione europea. La risposta progettuale che supera penalizzazioni ed esclusioni è il Design for All (DfA), che soddisfa i singoli - fruitori e non più meri utenti - nelle loro specificità, valorizzandole. Il Design for All considera la diversità tra gli individui come una risorsa piuttosto che come un limite e l’eguaglianza tra gli individui come un argomento strategico ed irrinunciabile per lo sviluppo sostenibile della società futura. I temi dell’inclusione sociale, della diversità e dell’uguaglianza tra gli individui sono ormai nelle agende politiche di tutto il mondo. Nella dichiarazione di Stoccolma del 2004 il Design for All è definito il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza. La metodologia progettuale inclusiva e d’integrazione si basa su di un approccio sistemico e olistico, necessariamente multidisciplinare. Dietro al neologismo semantico di “Design Olistico” - dove per design si intende l’insieme delle attività di ricerca, ideazione e progettazione finalizzate alla realizzazione di un qualsiasi prodotto, sia materiale che immateriale, e per olistico (dal greco holos: “tutto”, “intero”) si intende che il tutto non è la somma delle parti e che l’insieme non può essere spiegato dall’analisi del funzionamento delle sue componenti - si recepisce e si vuole diffondere una tendenza che, attualmente, si sta affermando nel mondo della progettazione industriale: quella relativa all’importanza e alla fecondità di un orientamento volto alla soddisfazione di un’utenza sempre più estesa e di una filosofia del progetto che non faccia più discriminazioni, per convenienza economica o per consapevolezza miope, tra maggioranze e minoranze, tra bambini e anziani, tra normodotati e diversamente abili, nonché tra l’uomo e gli habitat in cui questi vive. Oggi l’attualità del Design for All testimonia apertamente come anche il mondo della progettazione industriale abbia fatto propria la prospettiva olistica da cui guardare le problematiche cui far fronte. I tratti distintivi e gli obiettivi del Design for All, che è anche l’avanguardia capace di fronteggiare quei socio-problemi causati da sperequazioni etiche tuttora perduranti, concorrono dunque a neutralizzare la visione gerarchica dell’essere e la sterile compartimentazione della società. La definizione che possiamo assumere oggi che recita: “Se non è bello non è Design for All”, definisce il ruolo della qualità estetica nei processi di comprensione e fruizione. “Un buon progetto abilita, un cattivo progetto disabilita” (P. Hogan); e certamente va aggiunto che abilita o disabilita tutti, senza escludere alcun passaggio, dal decisore al fruitore.
Settore ICAR/13 - Disegno Industriale
30-mar-2017
ENVIRONMENTAL DESIGN 2nd International Conference on Environmental Design 30-31 March 2017
Torino
30-31 March 2017
mar-2017
2017
11
A stampa
Inzerillo Benedetto (2017). Design for All : Un approccio al design inclusivo. In ENVIRONMENTAL DESIGN 2nd International Conference on Environmental Design (pp.331-341). Milano : De Lettera Publisher, Milano.
Proceedings (atti dei congressi)
Inzerillo Benedetto
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10447/280760
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