La zolfara, per situazioni, tipi, messa in scena, ritmo e dialogo, è per così dire, il più verista dei drammi veristi siciliani, avendone condensato e per certi versi anticipato, pregi e difetti. Non a caso il dramma raggiunse il massimo del successo quando fu rappresentato in siciliano e non a caso gli attori furono acclamati come veri geni teatrali, giacché la verità del linguaggio quotidiano, così faticosamente ricercata dall’autore, emerge solo attraverso ciò che rimane inespresso, e la stessa drammaticità del testo si realizza più attraverso il gesto che la parola. L’estensione inconsueta delle didascalie, che è una costante del teatro di Giusti Sinopoli, fa correre al dramma il rischio di tradursi in racconto dialogato, che è poi l’espressione più autentica dell’epos naturalistico, dominato dal frammentismo, dal gusto del bozzetto, dalla disarticolazione tra l’essere sociale degli uomini e la coscienza riflessa della realtà che si presenta come linguaggio. Per ricomporre questo dissidio, scontata “l’assenza di una meta e la sterilità degli ideali borghesi “ (Lukàcs), al drammaturgo naturalista non restano che due strade: o la raffigurazione armonica ed oleografica del rapporto uomo ambiente, espressione nitida e compiaciuta del desiderio di legittimazione a-temporale e a-dialettica del presente, o l’escatologia negativa, tendenzialmente super-umana e iper-romantica, dello scontro sempre più violento con il mondo esterno, nella vana ma rasserenante ricerca della sublimazione della propria sterilità estetica e della propria impotenza storica.

PATTAVINA, S. (2005). "La Zolfara" di Giuseppe Giusti Sinopoli e dintorni. In Dallo zolfo al carbone. Scritture della miniera in Sicilia e nel Belgio francofono (pp.47-57).

"La Zolfara" di Giuseppe Giusti Sinopoli e dintorni

PATTAVINA, Sergio
2005-01-01

Abstract

La zolfara, per situazioni, tipi, messa in scena, ritmo e dialogo, è per così dire, il più verista dei drammi veristi siciliani, avendone condensato e per certi versi anticipato, pregi e difetti. Non a caso il dramma raggiunse il massimo del successo quando fu rappresentato in siciliano e non a caso gli attori furono acclamati come veri geni teatrali, giacché la verità del linguaggio quotidiano, così faticosamente ricercata dall’autore, emerge solo attraverso ciò che rimane inespresso, e la stessa drammaticità del testo si realizza più attraverso il gesto che la parola. L’estensione inconsueta delle didascalie, che è una costante del teatro di Giusti Sinopoli, fa correre al dramma il rischio di tradursi in racconto dialogato, che è poi l’espressione più autentica dell’epos naturalistico, dominato dal frammentismo, dal gusto del bozzetto, dalla disarticolazione tra l’essere sociale degli uomini e la coscienza riflessa della realtà che si presenta come linguaggio. Per ricomporre questo dissidio, scontata “l’assenza di una meta e la sterilità degli ideali borghesi “ (Lukàcs), al drammaturgo naturalista non restano che due strade: o la raffigurazione armonica ed oleografica del rapporto uomo ambiente, espressione nitida e compiaciuta del desiderio di legittimazione a-temporale e a-dialettica del presente, o l’escatologia negativa, tendenzialmente super-umana e iper-romantica, dello scontro sempre più violento con il mondo esterno, nella vana ma rasserenante ricerca della sublimazione della propria sterilità estetica e della propria impotenza storica.
Dallo zolfo al carbone. Scritture della miniera in Sicilia e nel Belgio francofono
2005
PATTAVINA, S. (2005). "La Zolfara" di Giuseppe Giusti Sinopoli e dintorni. In Dallo zolfo al carbone. Scritture della miniera in Sicilia e nel Belgio francofono (pp.47-57).
Proceedings (atti dei congressi)
PATTAVINA, S
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