Il paper approfondisce alcune questioni metodologiche emerse nel corso di un progetto di ricerca iniziato nell’ottobre del 2012, quando – ottenute le formali autorizzazioni – ho intervistato per la prima volta Gaspare Spatuzza. Gli incontri – 9 in tutto e dispiegatisi lungo l’arco di un anno fino all’ottobre del 2013 – si sono svolti all’interno della struttura carceraria in località protetta dove Spatuzza si trovava detenuto. La ricerca si è conclusa con la pubblicazione di un volume dal titolo A colloquio con Gaspare Spatuzza. Un racconto di vita. Una storia di stragi (Bologna, il Mulino, 2016). I temi oggetto di approfondimento di questo lavoro sono stati al centro dei miei interessi di studio per anni – analizzati in contesti di ricerca individuale e all’interno di Prin e di gruppi internazionali – e sono confluiti in diverse pubblicazioni. Nel caso della lunga intervista a Spatuzza, si sono intersecati diversi piani analitici, legati alla personalità del soggetto e alla peculiarità della sua storia; ciò ha reso il «testo» del mio lavoro fluido e incandescente. Da qui lo sforzo per individuare strumenti metodologici che consentissero di mantenere al contempo “una giusta distanza” e una attenta capacità di ascolto. La storia di Spatuzza non è, infatti, la storia di un uomo qualunque. La sua vita incrocia snodi e episodi cruciali della recente storia del nostro Paese. Gaspare Spatuzza è un giovane della periferia palermitana che intraprende la strada del crimine organizzato fino a divenire reggente del mandamento di Brancaccio. Particolari le mansioni ricoperte dentro Cosa nostra; unica la partecipazione a tutti gli episodi stragisti consumati tra il 1992 e il 1994, insieme al coinvolgimento nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo e nell’omicidio di don Pino Puglisi; rilevante la contiguità con i vertici dell’organizzazione; dirompenti le conseguenze della sua collaborazione che mette in discussione l’impianto processuale di tre procedimenti giudiziari, azzerando 13 anni di lavoro di magistrati e inquirenti; inquietanti le sue dichiarazioni sul mondo della politica che chiamano in causa – nelle persone di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri – i vertici dell’esecutivo e i suoi più diretti collaboratori; orgogliosamente rivendicata la conversione religiosa; mai del tutto interrotto il legame «affettivo» con gli antichi capi in Cosa nostra. Da qui l’esigenza di lavorare su più livelli: quello del racconto, quello dell’analisi e della “verifica” dei contenuti, ma anche e soprattutto quello della relazione tra intervistatore e intervistato (vera e propria miniera di indizi e dati di studio) e quello della puntuale collocazione della sua storia dentro l’ambiguo e liminale contesto più ampio in cui si origina e che la contiene.

Dino, A. (26-28 gennaio 2017).Negoziazioni: aspetti metodologici e territori di confine nel racconto di vita di Gaspare Spatuzza.

Negoziazioni: aspetti metodologici e territori di confine nel racconto di vita di Gaspare Spatuzza

DINO, Alessandra

Abstract

Il paper approfondisce alcune questioni metodologiche emerse nel corso di un progetto di ricerca iniziato nell’ottobre del 2012, quando – ottenute le formali autorizzazioni – ho intervistato per la prima volta Gaspare Spatuzza. Gli incontri – 9 in tutto e dispiegatisi lungo l’arco di un anno fino all’ottobre del 2013 – si sono svolti all’interno della struttura carceraria in località protetta dove Spatuzza si trovava detenuto. La ricerca si è conclusa con la pubblicazione di un volume dal titolo A colloquio con Gaspare Spatuzza. Un racconto di vita. Una storia di stragi (Bologna, il Mulino, 2016). I temi oggetto di approfondimento di questo lavoro sono stati al centro dei miei interessi di studio per anni – analizzati in contesti di ricerca individuale e all’interno di Prin e di gruppi internazionali – e sono confluiti in diverse pubblicazioni. Nel caso della lunga intervista a Spatuzza, si sono intersecati diversi piani analitici, legati alla personalità del soggetto e alla peculiarità della sua storia; ciò ha reso il «testo» del mio lavoro fluido e incandescente. Da qui lo sforzo per individuare strumenti metodologici che consentissero di mantenere al contempo “una giusta distanza” e una attenta capacità di ascolto. La storia di Spatuzza non è, infatti, la storia di un uomo qualunque. La sua vita incrocia snodi e episodi cruciali della recente storia del nostro Paese. Gaspare Spatuzza è un giovane della periferia palermitana che intraprende la strada del crimine organizzato fino a divenire reggente del mandamento di Brancaccio. Particolari le mansioni ricoperte dentro Cosa nostra; unica la partecipazione a tutti gli episodi stragisti consumati tra il 1992 e il 1994, insieme al coinvolgimento nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo e nell’omicidio di don Pino Puglisi; rilevante la contiguità con i vertici dell’organizzazione; dirompenti le conseguenze della sua collaborazione che mette in discussione l’impianto processuale di tre procedimenti giudiziari, azzerando 13 anni di lavoro di magistrati e inquirenti; inquietanti le sue dichiarazioni sul mondo della politica che chiamano in causa – nelle persone di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri – i vertici dell’esecutivo e i suoi più diretti collaboratori; orgogliosamente rivendicata la conversione religiosa; mai del tutto interrotto il legame «affettivo» con gli antichi capi in Cosa nostra. Da qui l’esigenza di lavorare su più livelli: quello del racconto, quello dell’analisi e della “verifica” dei contenuti, ma anche e soprattutto quello della relazione tra intervistatore e intervistato (vera e propria miniera di indizi e dati di studio) e quello della puntuale collocazione della sua storia dentro l’ambiguo e liminale contesto più ampio in cui si origina e che la contiene.
récit de vie, raconto autobiografico, Gaspare Spatuzza, stragi, trattativa, ambiguità, malinteso
Dino, A. (26-28 gennaio 2017).Negoziazioni: aspetti metodologici e territori di confine nel racconto di vita di Gaspare Spatuzza.
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